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    Oasi WWF di Pantano e Fiume Sinni

  • "Il crepuscolo regna sovrano in questo dedalo di alberi alti e decidui. C'è anche un fitto sottobosco; io ho misurato un vecchio arbusto che aveva tre metri di circonferenza... Policoro ha la bellezza aggrovigliata di una palude tropicale... e quando ci si è addentrati in quel labirinto verdeggiante, si può anche immaginare di essere in qualche primitiva regione del globo terrestre, dove mai piede umano è penetrato".

    Così il viaggiatore inglese Norman Douglas descriveva agli inizi del '900 il Bosco Pantano di Policoro, e così, ancora oggi, appare al visitatore questo raro esempio di foresta planiziale che si spinge fin sul mare.

    La variabilità della geomorfologia della Basilicata origina una complessa rete idrografica, superficiale e sotterranea. Il regime dei corsi d'acqua lucani è tipicamente torrentizio, caratterizzato da massime portate durante il periodo invernale e da un regime di magra durante la stagione estiva. Numerosi corsi d'acqua, tra cui anche il Sinni, sono stati intercettati mediante la costruzione di dighe e di invasi artificiali.

    La riserva è caratterizzata dalla presenza del fiume Sinni che nasce dal Monte Serra Giumenta (m 1518), sul gruppo del Monte Sirino, e dopo aver attraversato le province di Potenza e Matera, sfocia nel Golfo di Taranto. Il fiume attraversa, proprio nel suo tratto finale, il bosco di Pantano.

    Le prime notizie scritte relative al fiume Sinni ci vengono fornite da Strabone, che parla del Sinni come di un fiume navigabile. L'antico insediamento di Siris costituì il porto fluviale della città di Eraclea, fondata nel 432 a.C., fino al VI secolo dopo Cristo. Il fiume si mantenne navigabile per molti secoli, fino a quando lo sconsiderato disboscamento delle sue sponde, la mancata regolamentazione del suo corso e, di recente, la realizzazione della diga di monte Cotugno, lo hanno trasformato nell'attuale fiumara. L'approdo alla foce è infatti menzionato nel "Compasso del Navigare", pubblicato nel 1250 e, ancora nel 1600, il fiume doveva essere praticabile a chiatte che imbarcavano merci a Santa Laura, contrada di Rotondella.

    La piana costiera si è formata nel corso dei millenni in seguito alle alluvioni del Sinni, che hanno portato all'avanzamento più o meno veloce della linea di costa; la piana costiera era quindi soggetta a periodi prolungati di impaludamento, con aree più elevate asciutte e aree maggiormente depresse allagate quasi perennemente.

    La Riserva Oasi del WWF Bosco Pantano è stata designata SIC (Sito di Importanza Comunale) dalla Comunità Europea, essendo una delle ultime foreste planiziali (in pianura) del Mediterraneo. Il suo territorio è caratterizzato da aree boschive, sabbiose, acquitrinose e dalla macchia mediterranea.
    Percorrendo i suoi sentieri è possibile imbattersi in ricci, lepri, istrici e tassi oltre che in numerosi uccelli migratori, come l'airone bianco maggiore,  l'airone cenerino, la garzetta, il chiurlo maggiore e la spatola.
    La costa è frequentata, inoltre, dalla tartaruga Caretta Caretta e nelle acque del fiume Sinni che delimita la riserva, è possibile incontrare anche la lontra.

    All’interno dell’Oasi sono presenti il Museo Naturalistico della Provincia di Matera, un Centro Ippico e il Centro di recupero animali selvatici.

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